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sabato 7 maggio 2016

Problemi di bambini e genitori: REGOLA n.1.






Salve. Vorrei iniziare con oggi un nuovo argomento da trattare ogni tanto e con poche parole, ma con delle piccole REGOLE, suggerimenti di vita.
Di tanto in tanto scriverò qui ciò che penso sull'educazione dei bambini. 
Faccio scuola da 43 anni e ho un figlio ormai adulto, quindi un po' di esperienza me la sono fatta. Ho avuto a che fare con tantissimi bambini diventati uomini e donne che ora hanno a loro volta figli, ma spesso mi chiedo cosa è successo a questa nostra società per far crescere sempre di più dei piccoli tiranni che tengono in scacco i genitori sempre più impotenti.
E' vero, i figli nascono da genitori sempre più "anziani" per quel ruolo, ci sono tanti sensi di colpa perché il lavoro prende molto tempo ed energie, i nonni a volte sono lontani. 
Queste però sono solo scuse.

Allora oggi vi dirò la prima REGOLA:
non possiamo pensare di concedere tutto, di accontentare ogni richiesta perché ciò è profondamente sbagliato.

I bambini hanno bisogno di trovare nei genitori, le persone che capiscono davvero i loro bisogni e sanno discernere fra quelli essenziali e quelli superflui.
Un bambino abituato a chiedere ed ottenere ciò che vuole subito, penserà sempre che il genitore lo accontenta per togliersi un problema. Questo non è positivo nelle relazioni perché potrà pensare che il papà e la mamma sono indifferenti, non tengono davvero a lui.
Allora bisogna saper dire di no, mantenere ciò che è stato detto o deciso, non lasciarsi convincere dai pianti o dalle urla. Le regole ci sono e vanno rispettate e i bambini devono impararle.
Se vogliamo davvero bene ai nostri figli, se vogliamo che siano uomini e donne consapevoli e pronti ai sacrifici che la vita richiede, non possiamo accontentarli supinamente e sempre.










lunedì 2 maggio 2016

Recensione film: Attacco al potere 2.




Sono andata a vedere il film forse già con qualche preconcetto perché alcuni amici mi avevano detto che era un genere di quelli tutto bombe e terroristi.
“Mah”, mi sono detta, “proviamo ugualmente”. 
Sinceramente potevo risparmiarmi il costo del biglietto e passare la serata in pizzeria a parlare e ridere con marito e amici, perché questo sarebbe stato sicuramente tempo trascorso bene.
La cosa che più mi ha disturbato è stata l’evidenza che gli americani non possono, ancora oggi, essere un pochino più umili, evitando di mostrarsi sempre detentori del massimo potere su tutto, uomini senza paure, eroi a tutti i costi.
I nemici, qualunque essi siano, questa volta arabi così non ci sono dubbi, sempre cattivi e dalla parte del torto, qui mettono in piedi un grande progetto di vendetta, cioè uccidere i maggiori capi di stato e naturalmente quale fra tutti questi si salverà? Ovviamente il presidente americano che, grazie ad una guardia del corpo di quelle che non muoiono mai, neppure se gli scoppiasse una bomba in mano, riesce fortunosamente a fuggire e a rimanere vivo anche quando stanno per tagliargli la testa!
La storia non ha storia.
E’ solamente un insieme di sparatorie, di rincorse in auto ed elicottero, di insipidi personaggi che stanno vicini al vicepresidente impersonato da Morgan Freeman (che ho sempre reputato un bravo attore ma che qui sembra piuttosto uno sciocco messo lì per riempire lo schermo) oppure di tutto lo staff presidenziale che non si è neppure accorto di avere la classica serpe in seno che tradisce e che fa un errore così stupido da chiedersi: ma come hai fatto a sopravvivere lì sino ad ora…
Insomma, scusate lo sfogo, ma questo è un film che forse piacerà molto a Donald Trump che si vanta tanto di voler reintrodurre tattiche di tortura, vietare l’ingresso dei musulmani negli Usa, demonizzare internet che a suo dire alimenta il terrorismo, adottare una politica sull’immigrazione tale che se lui ci fosse stato già come presidente in passato, l’11 settembre non sarebbe mai successo. 
Ecco, questo intendo quando parlo di questo spirito tutto americano, di questo credere che loro (in realtà solo alcuni) possano sempre fare il bello e il cattivo tempo in tutte le situazioni, un concetto di sé, come popolo decisamente falso e proprio l’11 settembre ne è stata la riprova.

Non vi elenco né gli attori né il regista dato che per me non c’è motivo per andare a vederlo.

domenica 1 maggio 2016

1° maggio: "Il quarto stato" di Pellizza da Volpedo.





















Questo quadro s'intitola "Il quarto stato", è stato dipinto da Pellizza da Volpedo nel 1901 ed è conservato nel Museo del Novecento a Milano.

Il dipinto è considerato il manifesto dell'impegno sociale e umanitario del pittore ed è divenuto nel tempo uno dei simboli della lotta operaia.
Il pittore era convinto che nella società di quel momento l'artista avesse il compito di educare la popolazione, cercando di elevarla sia spiritualmente che culturalmente attraverso l'arte. 
L'opera rappresenta una folla di contadini e lavoratori che viene verso l'osservatore, uscendo dallo sfondo di un paesaggio inesistente e cupo. 
In primo piano, ben illuminate invece, troviamo tre figure, due uomini e una donna con un bambino in braccio. Sono loro che guidano il corteo. 
Tutta la scena è ambientata probabilmente nella piazza di Volpedo, un comune dell'alessandrino, e i protagonisti del suo dipinto sono gli stessi abitanti che diventano modelli per l'artista.
Il pittore celebra in questo dipinto, l'affermazione di una nuova classe sociale, il proletariato, che, consapevole della mancanza  di diritti propri rispetto alla classe dominante nella società industriale, cioè la borghesia, in modo compatto e unito si fa avanti, inesorabile, procedendo verso chi guarda come a voler dimostrare una forza e una compattezza nuova ma estremamente decisa.
La donna ha il volto della moglie del pittore, mentre il personaggio che più concentra l'attenzione è l'uomo che avanza con la giacca buttata sulla spalla sinistra; lui è sicuramente il leader della massa  che dietro avanza in modo naturale e compatto.
L'immagine che ne viene fuori è una soluzione compositiva molto realistica, che dà subito l'idea a chi la guarda, di una coesione nata dalla solidarietà di pensiero e dalla coscienza della forza politica della classe sociale.
Sebbene all'inizio "Il quarto stato" abbia suscitato parecchie perplessità, sia nei critici che negli amici stessi di Pellizza, successivamente ha incontrato una enorme fortuna, grazie anche al messaggio sociale di cui è portatore.