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sabato 24 giugno 2017

San Giovanni e Santa Reparata: entrambi patrono di Firenze.





Mentre nella Firenze romana il patrono della città si identificava nel dio Marte, dio della guerra, col passare del tempo e con l’aumentata prosperità sia agricola che commerciale arrivarono dall’oriente nuove figure legate alle predicazioni del Vangelo.

Una di queste fu, ad esempio, il primo martire cristiano della città e cioè San Miniato dal nome orientale e dal quale nacque l’omonima Basilica sul “Mons Florentinus”, luogo nel quale si dice che sia stato sepolto.


La data della cristianizzazione di Firenze si fa risalire successivamente, al 313 d.C., anno dell'Editto con cui Costantino liberalizza il culto di Cristo in tutto l'Impero Romano.




Ma il culto di San Giovanni come patrono della città di Firenze lo dobbiamo all’arrivo dei Longobardi nel VI secolo e soprattutto a Teodolinda (Regina d’Italia  dal 589-616, che favorì l’evangelizzazione del suo popolo) che fece erigere a Monza la Basilica di San Giovanni.

Dall’XI sec. poi Firenze confermò la scelta del patrono ed iniziò a festeggiare nel giorno 24 giugno di ogni anno, proprio la figura di San Giovanni, che piacque per la sua personalità battagliera e per i suoi semplici insegnamenti.

Ed ecco che ancora oggi i festeggiamenti per il patrono, iniziano con la Santa Messa in suffragio dei defunti fiorentini dell’anno e continua con rievocazioni storiche, l’offerta del cero e nel pomeriggio, la finale del “calcio storico fiorentino”, fino alle 22.00, quando prenderà il via lo spettacolo dei fuochi d’artificio, chiamati “i Fochi” di San Giovanni, che rallegrano e terminano la giornata di festa.









Ma la città di Firenze ha anche una compatrona, cioè Santa Reparata che fu martirizzata sotto l’imperatore Decio. A suo nome fu costruita la cripta della chiesa protocristiana, quella che fu il primo duomo di Firenze.

Di quella chiesa non rimase nulla nel momento in cui furono iniziati i lavori del Duomo di Arnolfo. 
Oggi, grazie agli scavi archeologici fatti tra il 1965 e il 1974, si può scendere nella cripta e ammirarne il pavimento a mosaico e alcuni reperti e non dimenticare quindi l’importanza di Reparata come compatrona della città insieme a San Giovanni.







lunedì 14 settembre 2015

Coraggio al femminile in una leggenda a Pisa.





La leggenda di Kinzica: a Pisa, “coraggio” è femminile.

Attorno all’anno Mille abitava a Pisa, in una casa-torre nei pressi del fiume Arno, una giovane nobildonna di nome Kinzica de’ Sismondi.
La leggenda narra che la ragazza fosse innamorata di un cantastorie e che la famiglia osteggiasse il loro amore.
In seguito all’ennesima discussione con i familiari al riguardo, una sera la giovane andò a placare l’animo sulla loggetta di casa, trascorrendovi la notte. Fu proprio qui dall’alto della loggetta che lei, mentre tutta la città di Pisa dormiva tranquilla, riuscì ad avvistare una nave saracena che si avvicinava minacciosa alla città.
Il pericolo era accresciuto dal fatto che in quei giorni tutti gli uomini valorosi fossero impegnati a combattere, sempre contro i Saraceni, per il controllo della Sardegna. la giovane, intuendo l’imminente pericolo, corse per strada gridando per svegliare i suoi concittadini e iniziò a suonare le campane forte come non mai per destare tutti e richiamarli fuori dalle case.
Tutto il clamore smosso dalla ragazza, dice la leggenda, fu tale e tanto da essere udito fin sulla nave saracena, il cui equipaggio, spaventato e certo ormai di essere stato scoperto, batté in ritirata. Fu così che Kinzica divenne un’eroina pisana.
Molte in realtà sono le incongruenze storiche in questa leggenda, ma il coraggio di questa ragazza (reale o inventata) ha portato nei secoli a consolidare nel cuore dei pisani l’affetto per la sua figura, tanto che Kinzica è celebrata ancora oggi dalla città come personaggio più importante della sfilata storica nella Regata delle Antiche Repubbliche Marinare.

Non solo: nella facciata di Casa Tizzoni, in via San Martino, vi è una statua in bassorilievo a lei dedicata e che pare essere in realtà un frammento di bassorilievo da un sarcofago romano il cui volto sarebbe stato rielaborato nel XII secolo per donargli le sembianze della giovane eroina.