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domenica 18 marzo 2018

La dama di Shalott: Tennyson e i Preraffaelliti.




William Holman Hunt,
“The Lady of Shalott” (1886-1905)


Questo bellissimo quadro è di William Holman Hunt uno dei rappresentanti del movimento pittorico che prese il nome di Preraffaelliti.
Siamo circa a metà del 19° secolo quando un gruppo di pittori, insieme ad uno scultore, fondano in Inghilterra il Pre-Raphaelite Brotherhood con l'intento di rivalutare l'arte dei "primitivi" e dei quattrocentisti.

Il quadro nasce dalla lettura di un poema romantico del poeta inglese Lord Alfred Tennyson che racconta la storia di una dama che vive in una torre sull’isola di Shalott, in un fiume vicino Camelot, il leggendario regno di Re Artù.
A causa di una maledizione, però, non può guardare verso la città, altrimenti morirà all’istante: ecco che così deve “spiare” il mondo esterno attraverso uno specchio, tessendo quel che vede su una tela magica.
Un giorno, attraverso lo specchio, vede Lancillotto: si invaghisce di lui e, stanca della vita vissuta fino a quel momento, guarda fuori verso l’uomo di cui si è innamorata. Poi sale in barca e si lascia portare dalla corrente fino a Camelot, dove però arriverà morta.
Così la vede Lancillotto, che dice: «Ha un bel viso / Dio nella sua misericordia le conceda la pace».

Altri rappresentanti del gruppo, dopo aver letto il poema decisero di interpretarlo e mostrare momenti diversi della storia: la dama chiusa nella sua stanza, mentre sulla barca si allontana e va verso il castello oppure quando ormai morta arriva a destinazione.


John William Waterhouse, “The Lady of Shalott” (1888)



Dante Gabriel Rossetti,
disegno per l’edizione del 1857
delle Poems di Tennyson
Arthur Hughes, “The Lady of Shalott” (1873)


John William Waterhouse,
“I am half-sick of shadows” (1916)



L'opera di Hunt fu però la più contestata proprio dallo scrittore perché conteneva in sé troppi elementi che non facevano parte del poema. Se guardate attentamente il dipinto noterete uno strano cerchio che racchiude la figura femminile e una serie di fili che la avvolgono. Tennyson per questo motivo scelse allora Dante Gabriel Rossetti per le illustrazioni del libro.

Voglio riportarvi per intero il poema. E' una lettura piacevole, una sorta di novella medioevale che riesce ancora ad affascinare i lettori contemporanei.

Buona lettura:

Lungo entrambe le rive del fiume si stendono
vasti campi di orzo e segale
che rivestono la brughiera fino a incontrare il cielo;
e attraverso i campi corre la strada
verso la turrita Camelot;
e la gente va e viene,
guardando dove i gigli sbocciano
attorno all’isola, lì sotto,
l’Isola di Shalott.
Salici impalliditi, pioppi tremuli,
lievi brezze si oscurano e fremono
nella corrente che scorre perpetua
intorno all’isola nel fiume,
fluendo verso Camelot.
Quattro mura grigie, quattro torri grigie
sovrastano un prato di fiori,
e l’isola silenziosa dimora
la Signora di Shalott.

Solo i mietitori, falciando mattinieri,
nell’orzo barbuto
odono una canzone che echeggia lietamente
dal fiume che limpido si snoda,
verso la turrita Camelot.
E sotto la luna lo stanco mietitore,
ammucchiando covoni sull’arioso altipiano,
ascoltando sussurra «È la maga»
la Signora di Shalott.

Lì intesse giorno e notte
una magica tela dai colori vivaci.
Ed aveva sentito una voce secondo cui
una maledizione l’avrebbe colpita
se avesse guardato verso Camelot.
Non sapeva quale fosse la maledizione.
E così tesseva assiduamente,
ed altre preoccupazioni non aveva,
la Signora di Shalott.

E muovendosi attraverso uno specchio limpido
appeso di fronte a lei tutto l’anno,
ombre del mondo appaiono.
Lì vede la vicina strada maestra
snodarsi verso Camelot;
ed a volte attraverso lo specchio azzurro
i Cavalieri giungono cavalcando a due a due
lei non ha alcun Cavaliere leale e fedele,
la Signora di Shalott.

Ma con la tela ancor si diletta
ad intessere le magiche immagini dello specchio,
perché spesso attraverso le notti silenti
un funerale con pennacchi e luci
e musica andava a Camelot;
o quando la luna era alta,
venivano due innamorati sposati di recente.
«Mi sto stancando delle ombre» disse
la Signora di Shalott.

A un tiro d’arco dal cornicione della sua dimora,
lui cavalcò fra i mannelli d’orzo.
Il sole giunse abbagliante fra le foglie,
e splendente sui gambali di ottone
del coraggioso Sir Lancelot.
Un cavaliere con la croce rossa perpetuamente inginocchiato
ad una dama nel suo scudo,
che scintillò sul campo giallo,
presso la remota Shalott.

La sua fronte ampia e chiara scintillò al sole;
con zoccoli bruniti il suo cavallo passava;
da sotto il suo elmo fluirono, mentre cavalcava,
i suoi riccioli neri come il carbone,
Mentre cavalcava verso Camelot.
Dalla riva e dal fiume
egli brillò nello specchio di cristallo,
“Tirra lirra” presso il fiume
cantò Sir Lancelot.

Lasciò la tela, lasciò il telaio,
fece tre passi nella stanza,
vide le ninfee in fiore,
vide l’elmo ed il pennacchio,
e guardò verso Camelot.
La tela volò via fluttuando spiegata;
lo specchio si spezzò da cima a fondo
«La maledizione mi ha colta» urlò
la Signora di Shalott.

Nel tempestoso vento dell’est che sferzava,
i boschi giallo pallido si indebolivano
l’ampio fiume nei suoi argini si lamentava.
Dal cielo basso la pioggia scrosciava
sopra la turrita Camelot;
lei discese e trovò una barca
galleggiante presso un salice,
e intorno alla prua scrisse
la Signora di Shalott.

Ed oltre la pallida estensione del fiume
come un’audace veggente in estasi,
che contempli tutta la propria mala sorte -
con una espressione vitrea
guardò verso Camelot.
E sul finir del giorno
mollò gli ormeggi, e si distese:
l’ampio fiume la portò assai lontano,
la Signora di Shalott.

Si udì un inno triste, sacro
cantato forte, cantato sommessamente
finché il suo sangue si freddò, lentamente
ed i suoi occhi furono oscurati completamente,
volti alla turrita Camelot.
Prima che, portata dalla corrente,
raggiungesse la prima casa lungo l’argine
canticchiando il proprio canto morì
la Signora di Shalott.

Sotto la torre ed il balcone
vicino il muro del giardino e la loggia
lei galleggiò, figura splendente
di un pallor mortale, tra le case alte
silente dentro Camelot.
Vennero sulla banchina
il cavaliere, il cittadino, il Signore e la Dama
e intorno alla prua lessero il suo nome
La Signora di Shalott.

Chi è? Che c’è qui?
Nel vicino palazzo illuminato
si spensero i regali applausi
e, per la paura, si segnarono
tutti i cavalieri di Camelot.
Ma Lancillotto rifletté per un po’
E disse «Ha un bel viso;
Dio nella sua misericordia le conceda la pace
la Signora di Shalott».















venerdì 16 marzo 2018

Erri de Luca: Per una donna in prigione.





Lo scrittore-poeta Erri de Luca in questo suo componimento ci racconta che c'è una profonda differenza fra essere donna in prigione, oppure uomo. La donna, dice lo scrittore, vale di più e maggiore quindi sarà lo spreco in ciò che lascia a casa. 
Di lei donna, tutto sentirà la mancanza. 


Per ogni donna in prigione.

Una donna in prigione è spreco maggiore di un uomo in prigione.
Per ogni donna in prigione c’è più mancanza e povertà di fuori.
C’è una madre di meno e figli sparsi tra parenti, affidi.
C’è una cucina spenta, una finestra chiusa, un filo steso, vuoto.
Al banco della frutta, del pane, del sapone,
del caffè, del pesce, dei fiori c’è un’esperta di meno.
Una donna in prigione è una mutilazione di energia.
L’uomo si stanca prima della donna,
l’uomo si stanca prima senza una donna.
La città è spenta senza il ritorna a casa di una donna.
La città è infelice senza l’amore in casa di una donna.
Solo il carcere è in festa: che lusso il doppio concentrato rosso
di donne che buttano via il mestruo e l’esistenza
nell’alveare che non porta miele.
Io sto dalla parte del torto pagato dalla specie umana
per ogni donna in prigione.





giovedì 15 marzo 2018

Torta al caffè e amaretti. Pronta in mezz'ora.






DESCRIZIONE
Questa torta è rapida da preparare e gustosa al palato. Il sapore del caffè si abbina perfettamente al particolare gusto degli amaretti. Provare per credere!

DIFFICOLTÀ
Facile

TEMPI DI PREPARAZIONE
Meno di 30 minuti

INGREDIENTI
(per 4 persone)

uova 3
burro gr. 150
zucchero gr. 150
farina gr. 300
latte ml. 180
lievito per dolci 1
tazzine di caffè 4
amaretti quanto basta

Lavorate le uova con lo zucchero. A parte mescolate la farina e il lievito; unite il latte, le uova e il burro fuso. Mettete metà del composto nella teglia e coprite con gli amaretti inzuppati nel caffè. Proseguite con un secondo strato. Infornate a 160°C per circa 30 minuti. Guarnire con dello zucchero a velo. E poi mangiate con piacere!

domenica 11 marzo 2018

Davide Astori, ancora oggi come se fosse qui.





Oggi per la Fiorentina è stata la prima partita senza il suo capitano, quel Davide Astori morto troppo giovane solo una settimana fa.
Personalmente non mi sono mai occupata molto di calcio, non sono tifosa e non lo è nessuno nella mia famiglia ma episodi come questo riescono a scuotere il cuore di chiunque. Morire a 31 anni così improvvisamente non ti dà modo di accettare la fine, perché troppo prematura e innaturale.
Quando sono le persone care a lasciarti la mancanza è sempre forte ma se almeno hanno vissuto appieno la loro vita e si sono avviate verso quel periodo della vita ormai più vicino alla morte, la tristezza riesce, con un pizzico di aiuto da parte della ragione, ad accettare la situazione. Ma in un caso come questo no.
Oggi lo stadio Franchi qui a Firenze ha onorato il suo capitano con una coreografia fatta di tante bandierine, e colui che si è preso l’onere di sostituirlo con la maglia 31, rovesciando quel fatale numero 13 che lui portava con orgoglio, ha fatto un gol contro il Benevento scaldando gli animi di chi era lì e guardava la gara.
Non sono nuova purtroppo ad episodi di questa natura.
Da giovane ho fatto la “tata” per alcuni anni in una famiglia con diversi figli. L’ultima nata, divenuta poi una bellissima ragazza, si era sposata abbastanza presto ed aveva avuto due figli, che erano i suoi tesori. Anche lei come Astori a poco più di trent’anni una mattina non si è svegliata. 
Il motivo sempre quello: il cuore decelera e poi smette di battere e non ti accorgi di niente perché passi dal sonno alla morte e lasci nello sgomento i compagni di vita, i figli, i genitori, tutti colori che ti hanno amato.
Non potrò mai dimenticare lei e ora anche questo giocatore di cui fino a pochi giorni fa non sapevo niente ed ora invece rimarrà lì, in un angolo del mio cuore per sempre.


Le foto non sono mie ma di una preziosa amica che di calcio si occupa per mestiere e la ringrazio.