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mercoledì 18 ottobre 2017

L'ultimo Rocco Schiavone di Manzini. Opera intensa di un uomo vero.




Quanta amarezza lascia in bocca un libro quando il racconto ti pone davanti ad una situazione che non accetti e alla quale speravi, fino all’ultimo, di non dover credere.
Perché un sospetto ti era nato, in un angolino della mente, ma io almeno lo avevo subito cancellato, quasi fosse un’eresia il solo pensarlo.
Quest’ultimo libro di Manzini ha dentro di sé una tristezza e un disincanto che ti tolgono il fiato.
Non che gli altri libri fossero allegri, tutt’altro, ma le battute di Rocco Schiavone tenevano l’aria “più leggera” e grazie a quelle ingoiavi a forza anche tutte le storture legate alle situazioni e al carattere del protagonista.
Questa volta è davvero difficile accettare tutto ciò che accade, anche se siamo abituati alla sua sete di vendetta e alla sua voglia di stare sempre sopra le righe.
Ma non è Montalbano lui.
Personaggi entrambi complicati ma con animi e spiriti diversi.
In questo ultimo caso da risolvere sembra che la morte di un trans non possa celare niente di drammatico per la vita di Schiavone, ma Manzini crea invece, una rete fittissima di non detti e trame nascoste che portano il protagonista a cercare sempre di più una vendetta irraggiungibile.
E’ un punto fermo dal quale ripartire, ma certo con sempre più disincanto e “ombra” come dice una parte del titolo.

Un ragazzo giovanissimo risveglia sentimenti paterni e la collega Caterina porta in superficie la sua ritrovata disponibilità ad amare proprio quando tutto come “polvere”, sfugge dalle mani. 
E in tutto questo, Marina, o meglio il suo ricordo e la sua presenza, diventano sempre più rarefatti e lontani nel tempo.

venerdì 6 ottobre 2017

Omelette al formaggio e verdure grigliate.




Cari amici
ritorno dopo aver allungato le mie vacanze, soprattutto mentali, con una ricetta semplice ma gustosa con le uova.

Ingredienti:
1 uovo a testa + 1
g.50 di formaggio Parmigiano
g.150/200 di Emmentaler
8 pomodorini
1 zucchina
1melanzana piccola
1 peperone giallo
1 cipolla
origano secco
g.100 di pangrattato
olio extravergine, sale e pepe q.b.

Ricetta:
Pulite e lavate tutte le verdure, poi tagliatele a fette abbastanza spesse (i pomodorini basta tagliarli a metà) e mettetele in forno foderando la teglia con carta. Versatevi sopra un composto che preparerete in una ciotola con il pangrattato, il Parmigiano, sale, pepe, origano secco sbriciolato. Irrorate con un filo d'olio e versate sul fondo pochissima acqua.
Il forno deve essere già caldo a 180° e la cottura deve proseguire per circa 30/40 minuti. Spegnete quando le verdure si presentano dorate.
Nel frattempo preparate con le uova una frittatina a testa. Ricordate di non cuocere troppo l'omelette perché deve restare un po' cremosa.
Ultimate le frittatine, mettete al centro  di ognuna l'Emmentaler grattato con una grattugia a fori larghi.
Con una paletta ripiegate i bordi verso l'interno (come nella foto) e finite la cottura per alcuni istanti.
Presentate il vostro piatto mettendo accanto all'omelette le verdure grigliate.

Questo piatto come avete notato ha bisogno di un po' di tempo per essere preparato ma è una gustosa alternativa alla carne. Se volete potete sostituire l'Emmentaler con un prodotto vegetale ad esempio Chicca di riso Verys. Il sapore sarà ugualmente gradevole e avrete alleggerito i grassi.

Buon appetito!


lunedì 11 settembre 2017

Perché esporsi quotidianamente?





Da un po’ di tempo manco dal mio blog e da google+.
Ero in vacanza. Poco internet e tanti libri da leggere. Riposo e soprattutto nuova mentalità a cui far ricorso per le mie giornate. Perché?

Sono andata in pensione.

44 anni di scuola che so già da ora mi mancheranno perché il mio lavoro mi è sempre piaciuto e l’ho fatto senza risparmio di energie fino alla fine e quindi non sarà semplice ripartire e rimettersi in discussione con qualcosa di altrettanto interessante.
Il comune di Firenze in questo senso è molto attivo. C’è l’Università dell’età libera (alla quale mi iscriverò subito) che offre, a chi come me ha finito il suo lavoro quotidiano, corsi di studio un po’ in tutti i campi, per tenere in forma cervello e gambe (non si può pensare di rinchiudersi in casa). A me per esempio interessa tutto ciò che riguarda l’arte e quindi seguirò sicuramente lezioni in tal senso e laboratori pratici: l’acquerello mi appassiona molto…
Poi le biblioteche della città e soprattutto quella delle Oblate organizzano un numero incredibile di incontri sugli argomenti più svariati. A questi, partecipavo già prima, appena mi era possibile, perciò saranno un ulteriore mezzo per interessarsi anche ad argomenti di cui so poco.
Anche gli incontri con gli autori presso le librerie sono un incentivo per tenersi informati e tutto ciò contribuirà al mio futuro che per ora mi appare vago ma sicuramente fecondo.

E il titolo del post che c’entra?

E’ un pensiero che mi è venuto dopo tutto questo tempo nel quale non ho più scritto un post. Mi sono detta che non dovevo sentirmi in obbligo di esposizione giornaliera. Non dovevo avere la sensazione di non essere più seguita solo perché oggi o domani non scriverò.
Ho una nuova libertà da sperimentare e voglio giocarmela così, come mi viene al momento.


Buon rientro a tutti!

sabato 19 agosto 2017

Botero, il pittore extralarge.






«Sono sempre andato controcorrente. Ora c’è una vera dittatura culturale che sta distruggendo la pittura e la scultura. Andare contro l’egemonia di critici, curatori e galleristi non è forse rivoluzionario?».

Si esprimeva così uno degli artisti contemporanei ancora in vita che fanno segnare la maggior distanza tra critica e pubblico. Botero infatti, è amato in maniera incondizionata da gran parte del pubblico,  ma in realtà è guardato con sufficienza da molti critici, se non addirittura snobbato o respinto.




Nasce a Medellín il 19 aprile del 1932.
Nel 1952 vince, con l’opera “Sulla costa”, il secondo premio al IX Salone degli artisti colombiani, organizzato presso la Biblioteca Nazionale di Bogotá.  Decide quindi di investire il denaro del premio per un viaggio di studio in Europa.
Nel 1963 si trasferisce nell'East Side, ed affitta un nuovo studio a New York. È qui che emerge il suo stile plastico in molte delle opere di quel periodo , opere che si presentano con colori tenui e delicati. Si appassiona a Pieter Paul Rubens e diviene come lui un importante collezionista di opere d'arte, che più tardi donerà al museo di Bogotá che porta il suo nome.

Dopo vari spostamenti fra New York e ancora Bogotà, nel 1966 si trasferisce definitivamente a New York (Long Island), dove si immerge in un lavoro instancabile, cercando soprattutto di sviluppare l'influenza che Rubens stava via via assumendo nella sua ricerca, soprattutto sull'utilizzo delle forme plastiche.
Intorno ai primi anni '70 inizia a realizzare anche le sue prime sculture.



La caratteristica della sua pittura, ciò che lo ha reso famoso, è l'insolita dilatazione che subiscono i suoi soggetti, acquistando forme quasi irreali. E così nei suoi ritratti austeri, nei nudi privati di ogni malizia, nelle nature morte, dove è fortissimo il concetto di abbondanza, si percepisce altrettanto fortemente la dolcezza delle forme, così come nelle sue corride, nei suoi giocolieri è altrettanto percepibile un senso di nostalgia e smarrimento che cattura il cuore di chi le osserva.





In Italia trova un ambiente accogliente e stimolante a Pietrasanta in Toscana, vicino alle cave di marmo. In questa cittadina lavora, lascia testimonianze importanti come statue dislocate nelle piazze e due affreschi nella chiesetta di Sant’Antonio Abate dove raffigura, nelle due pareti laterali, l’Inferno e il Paradiso.







Tutte le opere di Botero devono ancora superare la prova del tempo.
Lui è ancora vivente e quindi solo tra qualche decennio potremo capire se  ha qualcosa da dire anche alle future generazioni di artisti e collezionisti oppure se è stato un nostro abbaglio culturale.
Personalmente guardo sempre con molto piacere le sue mostre. Sono attratta dall’opulenza delle figure e degli oggetti e mi diverto nell’osservarli come se li stessi guardando dietro una lente d’ingrandimento.