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mercoledì 9 settembre 2015

La spada nella roccia di San Galgano




Non molti sanno che nascosta a Montesiepi, nella mia Toscana, tra le valli del senese, c'è una straordinaria reliquia del XII secolo:
una sorta di spada nella roccia italiana.

Tutto cominciò con un sogno nel quale Galgano Guidotti, giovane Cavaliere, incontrò San Michele che lo invitava a seguirlo attraverso la campagna fino ad una casupola dove il giovane ebbe un'apparizione divina.
Al risveglio, Galgano non poté trattenersi dal partire alla ricerca di quel luogo che lo attraeva con una forza irresistibile.
Durante il viaggio molte peripezie ostacolarono il suo cammino ma, grazie alla sua fede incrollabile, riuscì a superare le difficoltà finché, arrivando a Montesiepi, vi riconobbe il luogo del suo mistico sogno.
Al colmo della gioia, impaziente di rendere un omaggio, non avendo con sé nessuna croce e non avendo strumenti per ricavarne una, impugnò la sua spada, l'oggetto più prossimo a questa forma, e la piantò nella roccia che miracolosamente la accolse incastonandone la lama al suo interno.
Iniziò così laggiù la sua vita da eremita devoto.

Un giorno, mentre era a Roma in visita, tre briganti cercarono di trafugare la sua famosa spada imprigionata nella roccia.
A nulla servirono né la forza né gli strumenti che usarono per estrarla, così, come ultimo gesto di disprezzo, la spezzarono lasciandola lì.
Non immaginavano le conseguenze nefaste di tale gesto: sulla via del ritorno, il primo dei tre annegò in un fiume. Il secondo rimase colpito da un fulmine e il terzo fu attaccato da un lupo ed ebbe salva la vita solo gridando perdono e invocando il Beato Galgano.
Tornato al suo eremo, Galgano trovò la sua croce spezzata e cadde in un grande sconforto. Ma la fede lo soccorse anche questa volta: in un'apparizione il Signore gli disse di porre la spada spezzata sul pezzo rimasto rassicurandolo che l'avrebbe ritrovata unita e più salda di prima.
Così accadde, tanto che oggi, a distanza di più di 800 anni, la spada si può ammirare ancora lì in tutta la sua forza.






A partire dal 1218 fu costruita l'abbazia di San Galgano dalle caratteristiche gotico-cistercensi.















lunedì 7 settembre 2015

I 90 anni di Camilleri e l'ultimo libro uscito.





Oggi Andrea Camilleri compie 90 anni.
Chi non lo conosce? E' il padre dell'amato commissario Montalbano ma non solo perché è un prolifico scrittore ormai da anni di più generi letterari.
Certo è un personaggio particolare perché fino alla soglia dei settant'anni non si occupò molto della scrittura, ma principalmente della regia e delle sceneggiature teatrali e televisive (ad esempio Il tenente Sheridan con Ubaldo Lay e Maigret con Gino Cervi).
Poi, quando tutti vanno in pensione o meglio ci sono già, lui comincia a scrivere e diventa famoso grazie al "suo" commissario.

La casa editrice Rizzoli ha voluto fare un omaggio a questo meraviglioso autore pubblicando in questi giorni "La targa" un volume che era già uscito nel 2011, come allegato del Corriere della sera.


Si tratta di una storia ambientata nel 1940 a Vigàta, il giorno dopo l'entrata in guerra dell'Italia.
Al circolo Fascio&Famiglia ricompare improvvisamente Michele Ragusano dopo cinque anni di confino, che chiede notizie di un certo Antonio Cannizzaro e lo fa rivolgendosi al 96enne Manuele Persico, il quale, a questa domanda, si accascia fulminato da un infarto.
Questa situazione apre un teatrino tipico delle storie di Camilleri dove i vari personaggi adeguano i giudizi sulle persone in base alle notizie che vengono via via conosciute.

A chi vuole sorridere un po' amaramente dico BUONA LETTURA!











venerdì 4 settembre 2015

Anche la chiesa cambia.


La notizia che circola da stamani e che riguarda il papa è relativa alla sua piccola "trasgressione" per andare dall'ottico di fiducia a rifare le lenti (e solo quelle - dice - per risparmiare) dei suoi occhiali.
Papa Francesco ci ha abituati fin da subito a questo modo più sportivo di essere vicario di Cristo, proprio forse perché Cristo in mezzo alla gente ci viveva tutti i giorni.





Certamente non è il primo papa che si muove al di fuori della città del Vaticano in modo informale perché sui giornali si possono leggere le uscite di Pio XII o di Paolo VI, oppure la voglia di stare con la gente di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
Non si accenna invece minimamente ad Albino Luciani che prese il nome di Giovanni Paolo I, forse un po' perché rimase sul soglio pontificio solo 33 giorni e forse anche perché la sua umile figura è rimasta schiacciata fra due personaggi di rilievo: predecessore e successore.



In realtà di innovazioni in quei pochi giorni ne aveva previste tante, anche se non tutte furono ben accettate dagli zelanti custodi che lo affiancavano. 
Voleva parlare da subito in modo informale con la gente, volle abolire il plurale maiestatis nei suoi discorsi, fece sostituire la tradizionale cerimonia di incoronazione con una solenne cerimonia nella quale tolse l'imposizione della tiara sul capo per farsi imporre sulle spalle, il pallio. 
Non voleva neppure la sedia gestatoria ma dovette usarla dato che era più alta rispetto ai fedeli che così potevano vederlo.
Fu il primo a parlare di sé in termini umani, accennando per esempio alla paura che lo aveva colto sapendo di essere diventato papa.
Uno spazio breve il suo, che è stato colmo di piccole novità e di uscite improvvise nei giardini del Vaticano ad insaputa di tutti, ma presto dimenticato e passato in secondo piano anche perché, per la chiesa come per altre istituzioni i cambiamenti sono sempre difficili da fare propri.













giovedì 3 settembre 2015

Ancora un bambino morto per le migrazioni.




Non possono esserci parole per le immagini pubblicate oggi dai giornali, per lo strazio che creano ma anche per l'evidenza di una situazione drammatica che ormai è diventata un'ecatombe quotidiana. 
Il bambino trovato ormai privo di vita davanti alla spiaggia di Bodrum, un bellissimo posto della Turchia, e che doveva arrivare in una delle isole greche per poi giungere in Europa, non avrà mai più questa opportunità di libertà.


Ho già scritto in passato che il problema dei profughi e soprattutto del numero enorme di persone che stanno spostandosi, è e resta una questione difficile e capisco quando qualcuno si lamenta chiedendosi poi dove li metteremo o come faremo a mantenerli.
Sfugge però la situazione di partenza.
Queste persone scappano. 
Fuggono dalle guerre, dalla malnutrizione, dall'arrivismo di padroni senza scrupoli.
Chiediamoci se fossimo noi ad essere nati là cosa faremmo?
Ci piacerebbe rinunciare alla nostra vita per viverla nella paura e nella disperazione?
Lo so che ci sono stati tanti casi nei quali erano coinvolti degli extracomunitari e che questi si sono resi colpevoli di efferatezze ma non dimentichiamo che tante notizie di ladrocini e uccisioni coinvolgono anche persone che fanno già parte del nostro stato, del nostro territorio.
Ci sono brave persone ovunque come ci sono sempre ovunque, disonesti.
Spero di non dover più vedere morti, bambini morti, peccatori solo di seguire i propri genitori in un'avventura che non ha certezze.













martedì 1 settembre 2015

Storie di diavoli e santi: Il sasso della Matesca. Toscana.



Andando un po' in giro per la mia amata Toscana si scoprono angoli misteriosi che hanno una storia dietro, spesso legata alla tradizione del posto o alle storie tramandate col tempo. 
E' il caso di questo angolo qui nei pressi di Firenzuola, che si chiama: Il sasso di san Zanobi o della Mantesca.

Nei pressi di Firenzuola (Fi) e più precisamente nella valle del torrente Diaterna, c’è un punto nel quale si gode di una vista molto particolare: uno spuntone di roccia dalle striature verde violacee che porta il nome di “Sasso di San Zanobi”.
Il nome è bizzarro quanto la sua storia che sembra risalire al IV secolo quando appunto San Zanobi, vescovo di Firenze, incontrò il vescovo di Milano, Ambrogio.
Dopo quell’incontro, Zanobi sentì le sue forze aumentare e le conversioni nella zona che va da Diaterna a Caburaccia e l’Idice, raddoppiarono.
Questa ondata di fede sempre più diffusa e radicata, destò l’invidia e la rabbia del "Diavolo" che decise di presentarsi direttamente a Zanobi per una sfida.
La posta in gioco era decisamente alta perché si trattava delle anime della gente del territorio e altrettanto inaffrontabile sembrava la prova che consisteva nel vedere chi sarebbe riuscito non solo a sollevare il masso più grande, ma anche a trasportarlo con le proprie forze dall’Idice fin sul monte.
Il diavolo senza difficoltà prese sulle spalle un masso molto grande e iniziò la scalata.
Zanobi per prima cosa chiese l’aiuto del cielo e come per miracolo, rinvigorito da questo, prese un masso ancora più grande e, portandolo col solo dito mignolo di una mano, superò il Demonio. Quando questo si accorse che Zanobi stava vincendo la prova si arrabbiò talmente tanto che scaraventò il masso che stava portando, lontano scomparendo in una fiammata.

Quel masso è oggi il “Sasso della Mantesca”.

Zanobi a quel punto, posò il masso dove si trova ancora oggi, liberando la gente del luogo dalla minaccia del Diavolo.
A tutt’oggi l’impresa del Santo è celebrata con una piccola cappella dove la prima domenica di luglio si porta la sua statua in processione da Caburaccia, mentre un oratore sacro legge le lodi a san Zanobi.

lunedì 31 agosto 2015

Occhi profondo mare di Cristian Martini





In questo mese di vacanza ho letto molto ma ho desiderio di parlarvi di questo libro di Cristian Martini : Occhi profondo mare.

Voglio raccontarvelo non perché sia il miglior libro che ho letto ma perché comunque mi ha affascinato.
E' un susseguirsi di immagini, di luoghi fantastici ma non surreali, anzi parla di un paese di mare, parla di cieli che assumono tutti i toni possibili a seconda del momento e della stagione, racconta di personaggi che si appartengono intimamente, parla di un amore per niente egoista fra un ragazzino ed un uomo.
Racconta il mondo, le città, i popoli, gli ambienti più disparati e tu lettore esci dalla lettura e avresti voglia di partire per trovare un paese come quello descritto lì, che si chiama Senzanome. 
Abitanti semplici che non possiedono e non bramano possedere ma prendono ciò che la natura regala in una scoperta quotidiana. Non c'è affanno nella vita di Coronto, l'uomo arrivato un giorno e Primo il ragazzo di undici anni.
L'uomo ha vagabondato nel mondo per anni e anni e poi è tornato per cominciare un nuovo viaggio ma questa volta standosene fermo con il desiderio di trasmettere al ragazzo lo stesso bisogno di libertà e avventura. 
Gli accostamenti continui del mare col sole ed il cielo, del vento e l'uomo sono come istantanee che vedi con gli stessi occhi dei protagonisti.
E' un racconto, è un viaggio, è un album fotografico ed è per questo motivo che mi è piaciuto perché narra dell'avventura più bella che ci possa essere, quella della vita.







domenica 23 agosto 2015

Travolto da 16 treni in India.



Salve a tutti.
Ci sono delle notizie che a volte sono così incredibili da sembrare invenzioni.
Dopo tanti giorni che non scrivevo niente sul mio blog oggi voglio segnalarvi questa notizia.



Orrore in India, uomo travolto da 16 treni mentre polizia litiga.

La vittima stava attraversando i binari quando è stata investita dal primo convoglio: poi mentre gli agenti litigavano - per sei ore - è stato fatto a pezzi da altre motrici.

Tra gli incidenti ferroviari degli ultimi anni non è il più grave - solo una vittima - ma certo quello che più resterà impresso nella memoria. Un uomo è stato travolto sulla linea ferroviaria principale dell’Uttar Pradesh, in India, e il suo corpo è stato di nuovo investito e dilaniato da altri 16 treni, mentre due diversi comandi di polizia litigavano per decidere di chi fosse la competenza sul caso. E’ accaduto venerdì 21 agosto - come riporta oggi il Times of India - ad un passaggio a livello nell’area di Bareilly.

Identificazione quasi impossibile.

Lo sconosciuto - date le condizioni del corpo tragicamente smembrato non è stato ancora identificato - ha cercato di attraversare i binari proprio nel momento in cui arrivava a grande velocità l’«Howrah-Amritsar Akal Takht Express», che lo ha travolto. 
Sul posto sono giunti gli agenti di due polizie - la ferroviaria governativa e quella del distretto di Bareilly - che hanno cominciato una discussione su chi avesse la responsabilità della rimozione del cadavere. La situazione di stallo è durata almeno sei ore, durante le quali la vittima del primo investimento è stata ripetutamente investita da altri convogli.